Uno studente, un assistente, un professore: con un'estrema semplificazione si può dire che il sistema universitario italiano si fonda su questo triangolo imperfetto. Imperfetto perchè uno dei vertici, il professore, è sempre dominante sugli altri, studenti e assistenti. Ci sono tanti modi per descrivere questa posizione. Spesso però i simboli apparentemente più banali sono anche quelli più efficaci: scegliamo di farlo quindi attraverso il libro, il fulcro della formazione di tanti studenti.
CONFLITTO D'INTERESSI
C'era una volta l'abitudine dei professori di firmare i propri libri in sede d'esame. Un autografo che serviva a verificare l'originalità e la prima mano del volume. Sigillo che molto spesso si trasformava nel viatico per una buona votazione. Questa “tradizione” è caduta, nella maggior parte dei casi, in disuso, al contrario di un'altra abitudine tutta italiana, ovvero quella dei professori di proporre i propri libri nei programmi d'esame. Un conflitto d'interessi vissuto ad ogni esame da 2 studenti su 3 come conferma un sondaggio effettuato sui forum di studenti.it dove il 68% degli intervistati ha dichiarato di portare libri del proprio professore all'esame.
IN BACHECA
Per verificare il dato abbiamo fatto un giro sulle bacheche on line di alcune università. Nel particolare abbiamo preso in considerazione la facoltà di Scienze Politiche e al suo interno l'insegnamento di “Diritto Costituzionale Italiano e Comparato”. Prendendo come riferimento tre delle più importanti università italiane, Padova, Statale di Milano, Sapienza di Roma abbiamo potuto verificare come in tutti e tre i casi i professori presi a campione propongano libri di cui sono essi stessi autori. Un caso paradossale si verifica alla Sapienza di Roma, dove la cattedra è divisa in più canali. Nei canali gestiti dal prof. Lanchester e dal prof. Ceccanti vengono proposti libri in parte diversi. I due professori però non mancano di inserire testi propri.
“IN ATTESA DEL MIO LIBRO...”
Una ricerca simile è stata effettuata, nelle scorse settimane, anche da un blogger, Vito Kahlun, che prendendo in considerazione stavolta la facoltà di Giurisprudenza è giunto a conclusioni identiche. Le Università prese in considerazione sono quelle di Padova, Bologna, Torino, Statale di Milano e Sapienza di Roma (vedi box). Effettuando la sua ricerca Kahlun si è imbattuto anche in questo avviso del professor Antonini dell'Università di Padova. “Poichè è in preparazione un nuovo manuale di Diritto costituzionale curato dai prof. Antonini, Bertolissi e altri, si consiglia per l'acquisto di attendere l'inizio delle lezioni, quando il Docente fornirà dettagliate informazioni a riguardo. Nel frattempo, per la preparazione è possibile utilizzare il 'Manuale di diritto costituzionale', di Mazziotti di Celso M. e Salerno G.M., Cedam, ultima edizione”.
LIBRI IMPOSTI: ECCO PERCHE'
Quanto è importante questo lato del “triangolo” ce lo facciamo spiegare da una casa editrice, la Mondadori, più precisamente dal responsabile editoriale di Mondadori Università, Alvise La Rocca. “Uno dei criteri in base al quale una casa editrice universitaria decide la pubblicazione di un libro è il numero di studenti a cui il professore può “piazzare” il volume. Certamente non è il solo. Chiaramente valutiamo anche la qualità di una pubblicazione: i due fattori hanno lo stesso peso”.
In sostanza quindi la pubblicazione di un libro viene subordinata anche alla valutazione del mercato, che nel caso specifico dell'editoria universitaria sono appunto gli studenti stessi. “Rispetto all'editoria classica”, continua La Rocca, “l’editoria universitaria è più legata a meccanismi di tipo “adozionale”: l’autore è un docente e il testo viene utilizzato e raccomandato agli studenti da lui stesso o da altri docenti. La distribuzione è quindi più mirata e le rese più basse”.
In questo meccanismo il contratto tra il professore e la casa editrice prevede delle royalties sulle copie vendute. Un professore ha quindi due motivi per “imporre” il proprio libro all'esame: da un lato rendersi appetibile per la pubblicazione agli occhi della casa editrice, dall'altro guadagnare più soldi vendendo il proprio testo.
ASSISTENTI O GHOST WRITERS?
La beffa di questo meccanismo la scopriamo spostandoci sull'altro lato del triangolo, quello assistente - professore. Spesso infatti accade che i testi “imposti” che arrichiscono i prof siano opera dei loro assistenti. Abbiamo raccolto in questo senso le testimonianze di Daniele e Valerio (nomi di fantasia) che raccontano la loro esperienza rispettivamente presso cattedre del Dams di Roma Tre e di Scienze della Comunicazione alla Sapienza. “Dopo aver preparato la tesi con il professore, insieme ad un'altra neolaureata mi fu affidato un progetto”, racconta Daniele. “Abbiamo osservato e riportato un caso estremamente interessante relativo al tema proposto e quest'esperienza è diventata un capitolo del nuovo libro del professore, uno dei sette capitoli del testo”.
ASSISTENTI O COLF DEI PROF?
Daniele è uno degli “assistenti” non riconosciuti né dalla legge, né dalla facoltà, che per la sua attività non percepisce alcun compenso. A Valerio invece va un po' meglio perchè è un dottorando con una borsa regolare, ma per il libro che ha scritto non ha ottenuto compensi, ma solo l'onore di affiancare il professore nella firma, ovviamente al secondo posto. “Il libro l'ho scritto io diciamo al 95%. E' stato il frutto di un seminario integrativo al corso istituzionale del prof che io ho tenuto in prima persona. Raccogliendo gli interventi degli ospiti delle varie lezioni ed integrandole con i miei studi è venuto fuori questo libro a doppia firma, ma ad unico sforzo, il mio, ed unico guadagno, del professore”.
Le parole di Valerio confermano il risultato di una nostra inchiesta del novembre 2006. Allora titolavamo “...E li chiamano ancora assistenti” perchè emergeva che l'attività didattica (esami, lezioni, seguire le tesi degli studenti etc etc) secondo l'84,3% degli studenti gravava sulle spalle degli assistenti.
IL COMPENSO, QUESTO SCONOSCIUTO
Tornando al caso di Daniele il professore è figurato come curatore del testo come ci spiega lui stesso: “La cattedra ha tanti collaboratori e tutti o quasi hanno scritto un capitolo. Il professore ha fatto da collante, scrivendo solo l'introduzione”. Nel suo racconto l'assistente del Dams di Roma Tre appare comunque contento, pur non avendo percepito un solo per euro per lo sforzo profuso: “Sono stato comunque citato come autore del capitolo. Per il compenso spero che arrivi con il mantenimento delle promesse del professore”.
(tratto da www.studenti.it)











E'
Siccome in questo articolo ci vedo molto di me stesso vado ad elencare la mia storia.
SONO UNA STUDENTESSA CHE FREQUENTA IL TRIENNIO DI "SCIENZE DEL COMPORTAMENTO E DELLE RELAZIONI SOCIALI"
GroudyBlue ci scrive...


In una media di Palermo preside e vice colpiti alla testa dagli studenti

27/03/2008 ore 18:05